23
Expo 2015 alla festa del Pd di Cantù
Questa sera alla festa provinciale del Pd di Cantù abbiamo parlato di Expo 2015. E’ venuto Alessandro Alfieri che è responsabile nell’esecutivo regionale del Pd degli enti locali. Ci ha parlato di quanto si sta facendo per l’esposizione mondiale che ha per titolo feeding the planet energy for life. Una relazione dinamica e accurata che non ha trascurato gli aspetti di maggiore rilievo per l’evento in programma tra 7 anni.
Un excursus accurato che ha ricostruito le fasi della candidatura di Milano, il lavoro di squadra per ottenere il risultato e gli impegni assunti dai vari attori istituzionali. Sembrava una lezione universtaria per la ricchezza di dati e cifre.
Anche io sono intervenuto perchè sentivo l’esigenza di dire alcune cose.
Anzitutto che l’Expo 2015 va valutato come evento globale ponendo quindi un forte accento alle relazioni di sistema. Saluto con soddisfazione il rafforzamento del coordinamento internazionale che tiene fede all’impegno in sede Onu da parte di ben 191 nazioni per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (8 entro il 2015). Infatti l’Expo 2015 ha un filo logico che oggi unisce la Spagna (impegnata sul tema dell’acqua con la fiera che si sta svolgendo), Shangai nel 2010 (che tratterà il tema delle città) e poi la Corea del Sud (nel 2012 il titolo saranno gli oceani). Quindi un percorso di senso: dall’uomo alla città al pianeta. Ma una logica che ha valore se lascia segni e genera vera innovazione, non cose a caso, non tendenze e pretese che muoiono una volta spenti i fari. Ricordate l’Agenzia Alimentare Europea? Nel 2003 venne scelta Parma come sede di questa istituzione, oggi sappiamo bene che era una mostrina senza contenuti veri. Segue per conto del settore sanità dell’Europa i controlli alimentari. Ma non genera cultura sul cibo e per il cibo. Non persegue il valore della filiera e della qualità del prodotto alimentare. Non crea cioè un valore per il cibo come gusto, benessere e valore della nutrizione.
Ecco, l’Expo 2015 è sostanzialmente un acceleratore di processi, spiengerà ad avere infrastrutture che sono state rimandate nel tempo; darà impulso a progetti e stimolerà idee ma bisognerebbe puntare anche alla parte soft. Sono importanti le strutture ma svilippare reti vuol dire metterci nelle condizioni di poter agevolare i processi. Quindi è opportuno un impegno sulla parte che riguarda le comunicazioni che sono fondamentali in una economia di relazione. Scambiare e scambiarci informazioni è fondamentale, ecco perchè guardo con interesse al progetto wi-fi della città di Milano, che dalla ceneri di Metroweb consentirà di avere accesso alla rete ovunque.
Insomma quello che importa veramente è valutare i punti di eccellenza di un processo. Ogni progetto ha una sua dignità, ma se guardiamo a cosa sarà Milano dopo…beh allora vediamo che la città si rafforzerà nei centri di punta, di sviluppo, di messa in relazione di processi. Da Milano si irradia tutto, sarà lì che si stabiliranno priorità e crescita. In un sistema di relazioni come quello lombardo questo non è indifferente. Pensiamo per esempio all’accordo raggiunto con la Banca Mondiale dal Comune di Milano per un valore di 52 milioni di euro. Un accordo per l’ambiente, che darà al Comune fondi e competenze per progetti e studi. Insomma un volano da sfruttare, da diffondere. Che ricadute ci saranno sulle province lombarde? Certo non siamo futurologi ma porsi queste domande per il nostro futuro non è irrilevante. E non lo è per l’operatore politico.
Io spero che dopo il Decreto Expo del Governo non si debbano risentire le parole di Penati “è tutto sbagliato è tutto da rifare”. Penso sia sbagliato il modello Moratti, che semplifica la catena di comando con un unico decisore, un commissario che rimarrà tale anche se non farà più il Sindaco di Milano. Non oso pensare a cosa potrebbe accadere se a Milano cambiasse la Giunta. Ma di certo rilevo che il modello Formigoni (un modello a ‘mo di cda che coinvolga più soggetti decisori istituzionali - e penso alla Camera di Commercio) è e rimane più convincente e duttile. Veniamo da stagioni in cui si annunciavano conferenze di servizi in cui 104 comuni decidevano la Pedemontana, dove le 5 province interessate erano d’accordo e i 5 enti parco pure. Ma erano d’accordo sulla carta. Ad oggi non c’è la Pedemontana e le strozzature di sistema le conosciamo. Ideare e lavore con un modello che decide sotto la spinta degli eventi può costituire invece un modello istituzionale anche per il futuro. Alla politica possiamo chiedere questo.
Infine Como. Ci può stare tutto, qualunque progetto. Una fontana di Piazza Cavour o una piramide. Ma non sta qui il punto. Como può essere un territorio con funzioni ausiliarie (se si vuole un vero quartiere dormitorio per Milano dove esternalizzare quello che manca a Milano) ma così facendo si rafforza solo il dato infrastrutturale senza cogliere altra opportunità. Se invece guardiamo a Como che sta nell’Expo allora vedo più possibilità. A patto di non entrare nell’Expo con la cravatta di seta come prodotto tipico del territorio. Se cerchiamo un modello costuiamolo. Abbiamo tempo e le idee credo possano avere gambe.
July
23
Fossi Sgarbi…e la sedia elettrica
23
July
23
Volare Alitalia
23
July
22
Lodo Alfano
22
July
21
L’altra faccia della Lega - cittadinanza ai bambini rom
21
July
20
Liga Nazionale e La Russa
20
July
20
Eluana
20
July
20
A Giovedì
20
July
18
Ministro Brunetta? E’ in linea?
18
July
18
Dove vanno a morire gli elefanti? Soluzione di un mistero
18
July
18
Ogni giorno, una perla.
18
July
16
Sanità: a Spoleto
16
July
16
La volontà di Dio
16

